Chiara Mauro e la sorpresa di scoprirsi scrittrice

INTERVISTE

7/31/20263 min read

Chiara Mauro e la sorpresa
di scoprirsi scrittrice

Chiara Mauro, detta anche Claretta Kant, è nata a Roma nel 1992. Ha la passione per la scrittura, per i viaggi, ama l’arte, le piace il vino. Ha un lavoro creativo, nel quale esprime la sua personalità espansiva e attenta alle mode del momento, ma anche, e soprattutto, alla bellezza femminile. Chiara è la titolare di un salone di bellezza situato nel quartiere Monte Mario a Roma, che è anche dove ha abitato ed è cresciuta. Con la Edizioni Opposto ha pubblicato la sua prima opera narrativa dal titolo “L’Unica Cosa Chiara”. Il suo è un monologo interiore, un flusso di pensieri che sgorga libero dalla sua penna, mediante uno stile diretto, senza giri di parole, dritto al punto, come si dice. Doti, queste, che rendono il suo libro un’esperienza lieve, sebbene al suo interno si affrontino argomenti tutt’altro che lievi. Fra le varie vicende che spaziano dalle proprie identità sessuali, agli amori tormentati, appassionati, alle memorie di incontri e scontri talvolta anche turbolenti, Chiara parla della sua malattia, l’endometriosi che l’ha messa a dura prova fin dalla più giovane età. Il lettore non troverà una trama vera e propria. La trama è la vita. Non vi è una linea del tempo sulla quale si intrecciano i fatti. È tutto posto su un piano coincidente, senza gerarchie temporali. Sono le emozioni a prevalere sul ricordo e a dirigere la narrazione. La nostra autrice è stata abile a mantenere le fila del discorso, destando, prima, e mantenendo, poi, sempre vivo l’interesse in chi legge. Scopriamo adesso insieme a lei alcune curiosità sulla sua opera prima.

Come è nata in te l’ispirazione di scrivere la tua storia?
Il racconto non nasce per diventare un libro. Era quasi arrivato il mio trentesimo compleanno e decisi di accendere il mio pc per scrivere una storia da regalare agli amici che avrei invitato ai festeggiamenti, si trattava di qualcosa di più di un biglietto di ringraziamento per essermi stati sempre accanto nel corso della mia vita fino a quel giorno importante. Poi è accaduto che le parole non hanno smesso di venire fuori, ed è stato così che nata “L’unica cosa Chiara”.

Cosa ti ha spinto a condividere la tua vicenda personale utilizzando lo sguardo diretto e vero che riversi in queste pagine?
La libertà di essere ciò che ho sempre voluto essere mi ha permesso di scrivere senza filtri. Questo mio percorso lo definirei un breve viaggio, un week end che mi sono concessa dentro me stessa per liberarmi di ogni cosa. Ritieni di aver detto proprio tutto ciò che avevi dentro oppure sono rimasti in sospeso qualcosa o qualcuno? Ritengo di aver scritto tutto ciò che è stato realmente importante per me e questo ha finito con il cambiarmi in modo drastico e definitivo. Sono una sostenitrice del cambiamento repentino, unico, in grado di incoraggiarci ad affrontare nuove esperienze. Come ci si sente a spogliarsi pubblicamente dei propri pensieri più intimi? Libera, sono libera.

Pensi che la sincerità che adoperi nel raccontarti possa essere di aiuto per
chi leggerà?
Il mio breve romanzo cerca di rivolgersi a tutti i lettori, forse dà maggiore attenzione alle donne più giovani, in quanto parla delle prime fasi dello sviluppo, dei primi amori, dei primi incontri con la sessualità, fino al desiderio di maternità. Potrebbe anche aiutare un genitore a capire più intimamente un figlio o una figlia gay, bisessuale. Se qualcuno avesse scritto una storia come la mia, avrei regalato il libro alla mia famiglia per aiutarla a capire meglio me! Tra i vari temi che affronti, c’è anche quello dell’endometriosi, una malattia che pone non poche difficoltà alle donne. Il tema della malattia è complesso da raccontare, soprattutto quando si hanno appena vent’anni. Cosa ti senti di dire a chi come te sta attraversando la sofferenza e l’isolamento che spesso il dolore fisico provoca? Mi sento di suggerire di provare a sfruttare tutto quel dolore e renderlo utile. Di ucciderlo prima che possa diventare troppo doloroso per noi.

Cosa vorresti condividere della tua esperienza con chi ti legge?
Ritieni che il tuo atteggiamento combattivo ti abbia salvato da una diagnosi errata? Alle lettrici, ma in generale a tutte le donne, voglio dire che la prevenzione non è mai troppa. Che il ciclo mestruale NON deve fare male, non deve essere invalidante. Suggerisco certamente di fidarsi della medicina, ma anche del proprio corpo che silenzioso ci parla. Ho imparato a convivere con il dolore, ma sempre con il sorriso. Come racconto nella mia vicenda personale, la mia perplessità verso una diagnosi sbagliata mi ha salvata: tumore ovarico. Sono letteralmente scappata dall’ospedale, io non mi sentivo nessun tumore addosso, eppure i marcatori c’erano, CA125. Altissimi. La mia testardaggine ha scongiurato un intervento in cui mi avrebbero tolto tutto il mio esser donna. Invece oggi, ancora sogno di poter diventare madre.

Ci sono situazioni, parole, pensieri, persone che non hai nominato? Cosa vorresti dire loro adesso a tua discolpa per averle estromesse?
Chi doveva esserci è stato citato, chi non c’è, non era nel destino de “L’unica cosa Chiara”. Ma abbiamo tempo. Non escludo di raccontarmi ancora con un’altra delle mie mille me.

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